
Léon Harmel · 1905 circa
La vita 1829-1915
Ottantasei anni di un'esistenza interamente legata a una fabbrica della valle della Suippe, e a una convinzione: l'impresa può essere una comunità di persone.
Una famiglia di filatori delle Ardenne
La storia comincia con un fabbro. Jacques Harmel, il nonno, nato nel 1763 a Pouru-aux-Bois, nelle Ardenne, si stabilisce a Sainte-Cécile, nel Lussemburgo belga. Diventa commissionario di filati per i mercanti di Reims, apre un laboratorio verso il 1800 e poi, nel 1810, una vera filatura meccanica dotata di macchine Cockerill, il grande costruttore di Liegi.
Quando Sainte-Cécile cessa di essere francese, nel 1815, la famiglia, che vuole restarlo, si stabilisce nelle Ardenne: ad Angecourt, poi a La Neuville-lès-Wasigny, dove il figlio, Jacques-Joseph (1795-1884), prende verso il 1820 la guida della filatura e dà all'impresa di famiglia il suo vero slancio. Nel novembre 1824 sposa a Rethel Alexandrine Tranchart, di una famiglia di notabili della città. Nel 1833 si associa ai fratelli Hubert e Félix: a Boulzicourt, nelle Ardenne, viene costituita la società Harmel Frères.
È in questo ambiente di piccoli industriali tessili che nasce, il 17 febbraio 1829 a La Neuville-lès-Wasigny, Pierre Louis Prosper Léon Harmel: sarà chiamato con il suo quarto nome, Léon. È il quarto di otto figli, cinque dei quali sopravviveranno. Viene battezzato l'8 marzo successivo da don Remi Joseph Culot, parroco di Wasigny; il suo padrino, Pierre Tranchart, fabbricante a Rethel, porta il cognome della madre.
Nel 1840 Jacques-Joseph acquista un terreno boscoso sulle rive della Suippe, in disparte rispetto al villaggio di Warmeriville, a meno di venti chilometri da Reims, grande centro laniero. Sua moglie dà un nome al luogo: sarà il Val-des-Bois. La fabbrica entra in funzione nel 1841.
«L'anno di grazia milleottocentoventinove, il giorno otto del mese di marzo, io, Remi Joseph Culot, sacerdote parroco officiante della parrocchia di Saint-Remi di Wasigny, ho battezzato un bambino di sesso maschile nato il diciassette del mese di febbraio scorso dal legittimo e cattolico matrimonio di Jacques Joseph Harmel, filatore, e di Anne Alexandrine Tranchart, suo padre e sua madre, abitanti di La Neuville-lès-Wasigny, al quale sono stati imposti i nomi di Pierre Louis Prosper Léon.»
Traduzione dell'inizio dell'atto, dalla trascrizione in ortografia modernizzata. Consulta il registro sul sito degli Archives départementales des Ardennes.
Senlis, o la vocazione di apostolo
Dal 1843 al 1850 Léon è convittore nel collegio Saint-Vincent di Senlis. Consegue il baccalauréat nel 1848, l'anno in cui Parigi si copre di barricate durante le giornate di giugno, e aderisce alla Società di San Vincenzo de' Paoli, fondata nel 1833 attorno a Frédéric Ozanam per visitare i poveri.
Per due anni il giovane si chiede se debba diventare sacerdote. Conclude di essere chiamato «all'apostolato, ma non al sacerdozio». Tutta la sua vita sta in questa formula: è da laico, da capo d'impresa, che intende servire.
Alla guida a venticinque anni
Il 1 settembre 1852, a Rethel, Léon sposa Jeanne-Gabrielle Harmel, figlia di suo zio Hubert e di Laurence Tranchart, sorella di sua madre: sono due volte cugini di primo grado. Alla fine del 1854 il padre, sfinito, gli affida la direzione effettiva della fabbrica. Ha venticinque anni. Jacques-Joseph, già soprannominato «il Buon Padre» dagli operai, resta giuridicamente il titolare fino alla morte, nel 1884; il soprannome passerà al figlio.
Il giovane imprenditore eredita istituzioni già notevoli: una cassa di risparmio e una cassa di prestiti gratuiti (1842), una società di mutuo soccorso (1846), una banda musicale. Le sviluppa con metodo. Già nel 1855 fa abbattere il caseggiato collettivo costruito nel 1841 e lo sostituisce con case unifamiliari con giardino. I Fratelli delle Scuole Cristiane (1858) e le Figlie della Carità (1861) aprono delle scuole; la messa settimanale, poi quotidiana, e le associazioni di ragazze (1863) e di uomini (1867) danno forma alla vita del Val.
Verso il 1860 Léon entra nel Terz'Ordine francescano, il ramo dell'ordine di san Francesco aperto ai laici sposati. Nel 2025 l'arcivescovo di Reims vi vedrà «il filo segreto della sua vita». Suo fratello minore Ernest, confidente di sempre, è allora gravemente malato: il 31 luglio 1859 viene portato su un letto al santuario mariano di Liesse, da cui torna guarito; la famiglia offre come ex voto un cuore d'argento.
Il lutto del 1870
Il 16 ottobre 1870, mentre la Francia crolla di fronte alla Prussia, sua moglie Jeanne-Gabrielle muore a trentasette anni. Léon resta solo con otto figli, il maggiore dei quali ha sedici anni. Non si risposerà.
Questa prova coincide con una svolta. All'indomani della Comune, un pugno di cattolici, tra cui l'ufficiale Albert de Mun e il marchese René de La Tour du Pin, vuole riconciliare la Chiesa e il mondo operaio fondando dei «circoli cattolici operai». Léon Harmel si unisce a loro fin dal 1873. Porta ciò che manca loro: una fabbrica in cui le idee sono messe alla prova dei fatti.
L'incendio del 1874
Il 13 settembre 1874 il fuoco devasta la fabbrica del Val-des-Bois e i suoi quattro piani. Le Figaro annuncia che «250 operai e le loro famiglie si trovano senza risorse». Al Val, tuttavia, i salari vengono mantenuti durante il fermo: Harmel lo aveva già fatto nel 1848 e nel 1870, lo rifarà nel 1896.
La ricostruzione è rapida: già nel 1875 sorge una nuova fabbrica di 24.150 m², interamente su un unico piano. È anche l'anno in cui le associazioni del Val si riuniscono in una «Corporazione cristiana», e in cui prende forma la devozione nata dal disastro: il 24 agosto 1875 mons. Langénieux, arcivescovo di Reims, benedice la statua e la cappella di Nostra Signora della Fabbrica (Notre-Dame de l'Usine).
Nella primavera del 1875 Léon dà notizie al suo amico Théodore Hersart de La Villemarqué, l'erudito bretone autore del Barzaz Breiz. La sua lettera, conservata negli archivi del Finistère, racconta il cantiere dall'interno.
«Le nostre rovine finora si rialzano lentamente. Un inverno eccezionalmente rigido ci ha impedito di riprendere i lavori tanto presto quanto avremmo voluto. Abbiamo ancora una parte del nostro personale a La Neuville lez Wasigny (Ardenne); gran parte è rimasta o è rientrata e lavora a ricostruire la fabbrica. Questa terribile catastrofe ha singolarmente accresciuto i doveri del nostro stato.»
Léon Harmel, lettera del 9 aprile 1875 a Théodore Hersart de La Villemarqué (estratto). Archives départementales du Finistère, 263 J 2 1524.
Il richiamo di Roma
Il Manuel d'une corporation chrétienne (Manuale di una corporazione cristiana, 1877) fa conoscere il Val in tutta l'Europa cattolica. Leone XIII, eletto papa nel 1878, ne loda l'opera già nel 1879. Harmel, che ha il dono di riunire le persone, concepisce allora un'idea audace: condurre a Roma non qualche notabile, ma degli operai.
Dopo un primo viaggio di imprenditori nel 1885, il pellegrinaggio dell'ottobre 1887 riunisce circa 1.800 persone: cento imprenditori, 1.400 operai, 300 sacerdoti. Nell'ottobre 1889 sono quasi 10.000. Lo stesso anno, in udienza privata, Leone XIII confida a Harmel: «Oggi sono gli operai il numero maggiore, sono loro ad avere la forza del voto, ed è per mezzo loro che si può far trionfare la buona causa».
Il 15 maggio 1891 esce l'enciclica Rerum Novarum sulla condizione degli operai. Il cardinale Langénieux è autorizzato a presentarla come «la ricompensa dei pellegrinaggi operai». Lo slancio però si spezza nell'autunno del 1891: un giovane pellegrino scrive «Vive le Pape!» sul registro del Pantheon, vicino alla tomba del re Vittorio Emanuele II. L'incidente scatena manifestazioni antifrancesi; i pellegrinaggi riprenderanno solo nel 1897.
Democratico per ragione
Già nel 1888 Harmel fonda La Croix de Reims. Negli anni Novanta dell'Ottocento si allontana da Albert de Mun e dagli ambienti controrivoluzionari, organizza a Reims congressi operai cristiani (1893, 1894), sostiene i giovani «abati democratici» come l'abate Lemire e nel 1896 prende la parola al congresso nazionale della democrazia cristiana a Lione. Si dichiara repubblicano, e non a fior di labbra.
Sì, sono Repubblicano, non un rallié ma un Repubblicano per convinzione e per principio.
Non si candida mai personalmente alle elezioni, ma fa del Val un luogo di formazione: ogni estate seminaristi e giovani sacerdoti vengono a studiarvi la questione sociale. Vi passa Marc Sangnier, futuro fondatore del Sillon; più tardi arriverà il giovane sacerdote Cardijn, che fonderà la Gioventù operaia cristiana. Nel 1903, a Roma, la sua conferenza La Démocratie dans l'usine (La democrazia nella fabbrica) traccia il bilancio del Consiglio di fabbrica.
Gli ultimi anni
Ormai anziano, Léon Harmel trascorre gran parte dell'anno a Nizza. Il Val gli manda ancora notizie tramite un bollettino, gli Échos du Val des Bois, avviato nel 1905. Nel 1908, nel suo ottantesimo anno, posa per un ritratto con la didascalia «le bon père Léon Harmel», una copia del quale è oggi conservata perfino alla Biblioteca nazionale del Portogallo.
Nel 1914 si reca ancora a Roma per difendere i sindacati cristiani dai cattolici «integrali» che ne diffidano. Scoppia la guerra. Il 23 agosto 1914, si racconta, incide le sue ultime raccomandazioni su un disco Pathé. Il 4 settembre le truppe tedesche si installano al Val-des-Bois.
Domenica 14 novembre 1915 attraversa ancora Nizza a piedi con la figlia Anna, la signora Paul Saucourt, dalla sua abitazione al numero 83 di avenue de la Californie fino all'apertura del ritiro dei terziari di san Francesco. Fin dal giorno dopo la febbre lo coglie; i figli accorrono, tranne quelli trattenuti dalla guerra. Il 21 riceve l'estrema unzione, in piena lucidità. La sera del 24 benedice uno per uno figli e nipoti, poi «il Val, i miei cari operai», e lascia loro il motto del suo sigillo: «L'unione opera di vita, la divisione opera di morte. Tutto per il Sacro Cuore». Léon Harmel muore giovedì 25 novembre 1915, verso le due e mezza del mattino, a ottantasei anni, lontano dalla sua fabbrica occupata.
«Se piango, non è per me, ma mi addolora tanto lasciarti sola, e non rivedere più il Val, i miei amatissimi figli che vi sono rimasti e i miei cari operai. Nonostante tutto, voglio assolutamente fare la Santa Volontà di Dio.»
Alla figlia Anna, che lo circondava delle sue cure da trentaquattro anni, il 19 novembre 1915. Le «Bon Père» Léon Harmel, Nice, «À Jeanne d'Arc», 1915, p. 5.
A nome di Benedetto XV, il cardinale Gasparri, segretario di Stato, ne saluta per telegramma la «profonda dedizione alla Chiesa». I funerali si svolgono sabato 27 novembre nella chiesa di Sainte-Hélène a Nizza, presieduti dal vescovo, che ricorda i settanta figli, nipoti e pronipoti del Buon Padre, trentacinque dei quali combattono allora per la Francia. Per sua volontà, né fiori né corone. La salma è deposta in una tomba provvisoria del cimitero di Caucade, «in attesa di essere trasportata al Val-des-Bois»; oggi riposa a Warmeriville.
Dopo di lui distruzione e rinascita
Nel febbraio 1915 la produzione si ferma e la fabbrica viene saccheggiata. Nel luglio 1918 l'esercito tedesco fa saltare con la dinamite una delle grandi ciminiere. In ottobre, prima di ritirarsi, fa saltare la fabbrica e la cappella; Warmeriville viene liberata l'11 ottobre. Ricostruita dai suoi operai, la fabbrica riapre nel 1922 con le sue scuole, fedele allo spirito del fondatore: vi si concederanno ferie retribuite dieci anni prima della legge del 1936.
Le cartoline edite da Harmel frères seguono il cantiere passo dopo passo: una prima baracca già nel febbraio 1919, la struttura metallica nel novembre 1920, i nuovi reparti nel settembre 1921.


La stessa sala, in due cartoline edite da Harmel frères: capriate crollate dopo la ritirata tedesca dell'ottobre 1918, poi file di macchine nuove una volta completata la ricostruzione.
La famiglia Harmel
Dal nonno fabbro divenuto filatore ai figli di Léon, quattro generazioni si succedono attorno all'impresa di famiglia. Clicca su un nome per visualizzarne la scheda.
Il nonno
I genitori
sposati nel 1824Léon e i suoi
sposati nel 1852Léon è il quarto di otto figli, di cui cinque sopravviveranno: Léon, la sorella maggiore Maria (Marie-Joséphine-Charlotte, 1825-1889), che sposa il signor Guillot, i fratelli Jules ed Ernest e la sorella minore Virginie (1831-1869), signora Collard. Jules sposa Euphémie Petit, Ernest Louise Guillot. Albert, fratello di Jeanne-Gabrielle, è insieme suo cugino e suo cognato.
Léon Harmel
1829-1915
«Il Buon Padre» del Val-des-Bois
Pierre Louis Prosper Léon Harmel, nato il 17 febbraio 1829 a La Neuville-lès-Wasigny, battezzato l'8 marzo. Dirige il Val-des-Bois dal 1854 e ne fa una comunità di lavoro: consiglio di fabbrica, cassa di famiglia, scuole, pellegrinaggi operai a Roma. Muore a Nizza il 25 novembre 1915.
Fonte: Atto di battesimo (AD Ardennes, 50J/NEUVILLE-LES-WASIGNY[LA] 2); diocesi di Reims
I figli di Léon
sposati nel 1887Da Léon e Jeanne-Gabrielle nascono nove figli. Gabriel, nato il 13 settembre 1858, vive solo tre settimane; gli altri otto erano in vita alla morte della madre, nel 1870. Matrimoni e nipoti secondo i libretti di famiglia del 1911 e del 1915 e lo stato civile.
Albero ricostruito in base all'atto di battesimo di Léon (Archives des Ardennes), all'Étude historique sur Warmeriville di Cousin-Henrat (1900), alla Notice sur Jacques-Ernest Harmel (1913), al Souvenir de famille e al racconto degli ultimi giorni del Buon Padre (1915), alla partecipazione funebre di Gabrielle (1888), alla biografia di Émeric Saucourt-Harmel (2025) e agli alberi genealogici pubblicati; le indicazioni «da confermare» restano da verificare nei registri di stato civile.